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Novita' area bici

23 Novembre 2017

Mobilità ciclistica in Italia: dalla Legge 366/1998 alle novità 2017, quali sono le regole da rispettare? [AGGIORNATO]

** Ultimo aggiornamento 8 febbraio 2018 (vedi sotto) **

L’Italia viene spesso tacciata di essere la “maglia nera” d’Europa in materia di mobilità ciclistica, e tanti indicatori purtroppo lo confermano anche se la realtà varia da zona a zona.

Piste ciclabili e uso della bici: la situazione in Europa...

La distanza rispetto agli esempi virtuosi dell’autostrada per bici recentemente inaugurata in Germania o degli investimenti programmati a Parigi in ogni caso è notevole (e questo senza volersi spingere fino ai veri e propri “casi” come Copenhagen e Amsterdam, dove addirittura le bici sono così tante che il parcheggio sta diventando un problema)

...E in Italia

Per fortuna, però, la sensibilità intorno al tema sta crescendo anche nel nostro Paese, come dimostra una recente novità di cui abbiamo parlato anche noi sui social.

La “Legge sulla mobilità ciclistica 2017”

Il 14 novembre 2017, infatti, la Camera ha finalmente approvato la cosiddetta “Legge sulla mobilità ciclistica”, dopo che a settembre il testo si era arenato in Parlamento per mancanza di copertura economica.

Al momento in cui scriviamo il provvedimento deve ancora superare il vaglio (a questo punto definitivo) del Senato, dove però sembra scontata la sua approvazione.

Possiamo dunque dire che nel 2017 l’Italia ha una nuova Legge sulla mobilità ciclabile: cosa prevede questa misura?

Le novità introdotte dalla Legge

Per il momento le novità più importanti sono rappresentate dal fatto che vengono stabilite alcune definizioni (per esempio quella di ciclovia e di rete cicloviaria, oppure di sentiero ciclabile e di percorso natura) e vengono tracciate linee programmatiche e organizzative per lo sviluppo della mobilità ciclistica nel nostro Paese.

Inoltre la Legge istituisce un “Piano generale della mobilità ciclistica” e prevede la nascita di Bicitalia, la rete ciclabile nazionale che dovrà nascere dalla integrazione delle “reti regionali di percorribilità ciclistica”: questa infrastruttura è già stata dichiarata “di interesse strategico”.

Per chi lo volesse approfondire ecco il testo della proposta di Legge originaleil resoconto della discussione che si è tenuta alla Camera prima dell’approvazione.

Cosa cambia, quindi?

La Legge per la mobilità ciclistica 2017 non cancella l’attuale normativa di riferimento, che rimane la 366/1998 (che stabilisce le norme per il finanziamento della mobilità ciclistica); vuole però inquadrarla in un contesto più ampio, contribuendo a definire le competenze specifiche dei diversi enti locali e a collegarli poi tra loro all’interno di un sistema complessivo, ossia il già citato Bicitalia.

Tra le prime azioni da mettere in campo la Legge cita il riuso, il recupero e la valorizzazione di infrastrutture dismesse o sottoutilizzate per la creazione di itinerari in grado di dare una nuova visibilità a punti di interesse storico e culturale.

Le Leggi regionali per la mobilità ciclistica

La nuova Legge per la mobilità ciclistica prevede anche che ogni Regione predisponga un proprio piano e definisca il sistema di interscambio tra bici e altri mezzi e le aree di sosta.

Alcune lo hanno già fatto, ad esempio la Lombardial’Emilia-Romagna e la Puglia solo per citare alcuni casi particolarmente significativi: alla luce della nuova Legge, però, alcuni aspetti delle Leggi regionali per la mobilità ciclistica potrebbero cambiare.

Piste ciclabili e mobilità dolce: le altre norme

Le norme in materia, comunque, non mancano: resta sempre valido, per esempio, il Decreto Ministeriale 557/1999 che definisce le caratteristiche tecniche che devono avere le piste ciclabili, così come per la realizzazione di itinerari ciclabili e pedonali nelle aree urbane valgono sempre le disposizioni della Legge 208/1991.

Quello che spesso manca, invece, è la volontà politica per realizzare delle reti di mobilità dolce, mentre ancora più spesso sono mancati i fondi per dare un seguito a norme che, proprio per questo, troppo spesso sono rimaste solo sulla carta.

“Un metro e mezzo di civiltà”

Sempre nell’ottica di agevolare la mobilità ciclabile in Italia, qualche mese fa era stata proposta un’altra norma - questa volta da integrare nel Codice della Strada - nota come il “metro e mezzo di civiltà”.

In sostanza si chiedeva che un automobilista lasciasse tra il suo mezzo e la bicicletta un metro e mezzo di distanza laterale in caso di sorpasso.

La proposta suscitò curiosità e speranza nella comunità dei ciclisti, ma anche polemiche e ironie (qualcuno si è chiesto “per superare servirà il metro?”), tanto che al momento giace su un binario morto perché ancora non si è deciso se introdurla o meno.

Al di là di quello che stabilisce la Legge, resta sempre valido il suggerimento di usare il buonsenso:

per un automobilista questo significa rallentare quando si incrociano dei ciclisti e mantenere una distanza laterale sufficiente perché nessuno corra rischi in fase di sorpasso;

per chi pedala, invece, si può declinare con il rispetto delle regole del Codice della Strada, l’uso delle piste ciclabili (quando ci sono) e l’adozione di un comportamento rispettoso delle esigenze di tutti gli utenti della strada.

Con queste piccole attenzioni, la convivenza tra automobilisti e ciclisti risulterà sempre più facile ;)

Aggiornamento di giovedì 11 gennaio 2018:

Poco prima del Natale, il Parlamento ha dato il "via libera" definitivo alla nuova Legge sulla mobilità ciclistica, nota anche come Legge Decaro / Gandolfi (dal nome dei Parlamentari che l'hanno presentata e promossa).

A seguito di questa approvazione, il 22 dicembre 2017 è stato firmato dal ministro dei trasporti, Graziano Delrio, un decreto che assegna alle Regioni 14,8 milioni di euro per la messa in sicurezza, o la creazione ex novo, di 70 percorsi ciclabili e piste dedicate alle biciclette.

Grazie a questi fondi, come spiega il Touring Club Italiano nel suo sito, le amministrazioni locali potranno realizzare nuove piste ciclabili, attraversamenti semaforizzati, sovrappassi o sottopassi, così da incrementare il livello di sicurezza delle infrastrutture dedicate a chi si sposta in bicicletta.

Un primo, magari piccolo ma comunque tangibile passo, nella giusta direzione, ossia quella che porta verso la realizzazione di un sistema di mobilità sostenibile e rispettosa dell'ambiente come è quella che la bicicletta sa incentivare.

Aggiornamento di giovedì 5 febbraio 2018:

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n° 25 del 31 gennaio 2018, la “Legge per la mobilità in bicicletta” è arrivata all’ultimo passaggio necessario prima dell’entrata in vigore, che sarà piena a partire da giovedì 15 febbraio prossimo.

Tra le novità più significative contenute nel testo c’è un richiamo preciso ai Comuni: l’articolo 8 propone infatti delle “Disposizioni particolari” per questa categoria di enti locali.

Nei regolamenti edilizi sarà necessario introdurre misure finalizzate alla realizzazione di spazi comuni e attrezzati per il deposito delle biciclette, sia negli edifici residenziali che accanto a uffici e strutture pubbliche.

I Comuni possono anche prevedere la costruzione delle cosiddette “velostazioni”, ossia parcheggi custoditi per le biciclette dotati di piccole officine meccaniche e (eventuali) servizi di noleggio da posizionare in corrispondenza di aeroporti, stazioni ferroviarie, porti e stazioni della metropolitana, per agevolare e incentivare l’uso della bicicletta da parte di chi transita per questi luoghi.

Ora che il quadro normativo è definito, non resta che attendere che i soggetti interessati si propongano per contribuire con la loro offerta allo sviluppo della mobilità ciclistica in Italia.

 

 

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